In occasione del 34° anniversario della strage di Via D’Amelio, che costò la vita al giudice Paolo Borsellino e ai membri della sua scorta – Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina – il sindaco Fabio Rubagotti ha voluto commemorare le vittime della mafia con un messaggio significativo.
Una ferita mai rimarginata
A pochi giorni dal tragico anniversario, la comunità di Settimo si unisce nel ricordo di un sacrificio che continua a rappresentare una ferita aperta nella storia del nostro Paese e un monito per tutti noi.
In questi giorni, quel ricordo è diventato ancora più tangibile grazie all’esposizione a Palermo, presso il Museo del Presente “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, della Fiat Croma bianca utilizzata da Giovanni Falcone. Maria Falcone, sorella del giudice, ha sottolineato come quest’auto rappresenti un valore che va oltre il semplice reperto storico: “Davanti a quella macchina ci si deve inchinare” – ha dichiarato, evidenziando come gli oggetti possano fungere da ancore di memoria, parlando ai giovani con una voce che i libri non sempre riescono a esprimere.
Custodire la memoria
Le sue parole, pronunciate mentre osservava l’auto con le lacrime agli occhi, raccontano il peso di trentaquattro anni di dolore che non si attenua. Questo peso è portato da chi ha vissuto quel tragico evento e testimonia la fatica di mantenere viva una memoria che non deve affievolirsi, con l’impegno di tramandarla alle generazioni future.
L’auto di Falcone, insieme alla lapide e all’ulivo in Via D’Amelio, serve a non dimenticare. Questi simboli rendono tangibile la storia e ricordano che la mafia ha ucciso due eroi, ma non ha prevalso. In qualità di sindaco, sento il dovere di richiamare l’attenzione sul sacrificio di Borsellino e dei suoi uomini, un monito contro l’indifferenza. Onorare la loro memoria significa scegliere quotidianamente la strada della legalità e della giustizia.
Pertanto, in occasione di questo anniversario, invito la cittadinanza a dedicare un momento di silenzio e riflessione. Il nostro “no” alla mafia e il nostro “sì” alla giustizia si manifestano prima di tutto nelle scelte quotidiane, come ci ha insegnato Paolo Borsellino: “la lotta alla mafia non deve essere un impegno eccezionale, ma un dovere quotidiano”.